23 marzo, 2010

Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa






Trilussa (26-10-1871 - 21-12-1950) è il poeta romano Carlo Alberto Camillo Salustri, che adottò questo pseudonimo come anagramma del proprio cognome. Il padre, Vincenzo, è un cameriere originario di Albano Laziale, la madre, Carlotta Poldi, è invece di Bologna e fa la sarta.
Trilussa aveva una sorellina, Isabella, che morì nel 1872 di difterite a soli tre anni. Nel 1874 morì anche il padre Vincenzo. La famiglia allora si trasferì prima in via di Ripetta e poi in piazza di Pietra, nel palazzo del marchese Ermenegildo Dei Cinque Quintili, che fu padrino di battesimo di Carlo Alberto. Quest'ultimo frequenta le scuole elementari dal 1880 al 1886, prima nel Collegio San Giuseppe, infine all’Angelo Mai.
Ultimata la scuola, Carlo Alberto si appassionò alla lettura dei sonetti di Belli e di Zanazzo, che fu fondatore e direttore de “Il Rugantino”.
“L’invenzione della stampa” fu il suo primo sonetto pubblicato, sul n. 7 del foglio del folklore romano “Il Rugantino” esattamente il giorno 30 ottobre 1887.
Da qui seguirono ulteriori collaborazioni con altre testate romane quali: “Don Chisciotte”, “Il Messaggero”, “Travaso delle Idee”, “Capitan Fracassa” sempre firmandosi col nome d'arte Trilussa.
Una serie di versi in dialetto ispirati a 20 belle donne, fu pubblicata nel 1888 su “Il Rugantino”, la raccolta fu intitolata “Le stelle di Roma”. Questa fu criticata pesantemente in quanto Trilussa non aveva usato il vero dialetto trasteverino.
“Er mago de Borgo”, due almanacchi romaneschi, furono invece stilati nel 1890 e 1891.
“Quaranta sonetti”, illustrato da Gandolin, fu pubblicato nel 1895, tramite l’editore Voghera.
“Altri sonetti” è datato 1896, con l’editore Folchetto.
Sono edizione Voghera anche “Caffè concerto”, “Le favole romanesche” e, nel 1903, “Er serrajo”. Sempre nel 1903, partecipa al “Torneo dialettale italiano” di Milano.
Negli anni seguenti, in compagnia di altri poeti dialettali, conclude con successo diverse tournée in varie città d’Italia: Brescia, Padova, Ferrara... .
Ancora con edizione Voghera, pubblica “Le favole” (1908), “I Sonetti” (1909), “Nove Poesie” (1910), “Le storie” (1912).
In questi anni sul giornale “Travaso delle Idee” cura la rubrica “Le confessioni di Maria Tegami”.
Senza il consenso di Trilussa, nel 1913 l'editore Carra & Bellini pubblica “Le stelle di Roma”, che sarà riproposto anche nel 1918 col titolo “…a tozzi e bocconi”.
Nel 1914 compie una tournée in Egitto.
Pubblica ancora “Le funzioni della vita” (1918 ed. Cappelli), “Lupi e agnelli” (1919 ed. Voghera) e “Le favole” (1920 ed. Modernissima).
Trilussa è molto famoso e proprio in questo periodo s'innamora di una ragazza trasteverina, che lancia come diva del cinema col nome Leda Gys.
A Roma risiede in via Maria Adelaide, in uno studio abitazione stile bohémienne, ideato da Hermann Corrodi. È un enorme stanzone con oggetti di ogni tipo: arredi bizzarri, strumenti musicali, souvenir esotici, statuette, tappeti, quadri, libri, fotografie e molte caricature. In questa estrosa abitazione Trilussa riceve ogni giorno amici, ma anche giornalisti, aspiranti poeti e ammiratrici.
Non condividerà con nessuno la sua stravagante dimora, fatti salvi il gatto Pomponio e la governante Rosa Tomei.

Dal 1922 Mondadori inizia a pubblicare le opere di Trilussa con raccolte che iniziano ad uscire in quell'anno "Lupi e agnelli", "Le favole", "Nove poesie", "Le cose", "I sonetti", "Le storie" e "Ommini e bestie". Nel 1922 lo scrittore entra in Arcadia con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo che fu anche quello del Belli. E' del 1924 la sua tournèe in Sudamerica.

Trilussa è scrittore di un gran quantità di poesie in dialetto romanesco, diverse di poesie sono in forma di sonetti. Fu tra i precursori, verso la fine del XIX secolo, dei versi in dialetto romanesco, tanto che dopo la pubblicazione dei versi belliani, alcuni poeti romani iniziarono a scrivere anch'essi in dialetto. Durante gli studi Trilussa non aveva dato il meglio di sé, pertanto non poteva essere considerato un intellettuale. Anche per questa ragione la sua poesia di strada è tuttora tagliente quanto diretta. Furono le strade romane a fornirgli la maggiore ispirazione, non i libri. Quando Trilussa era ragazzo, il suo insegnante di materie letterarie, Francesco Chiappini, lesse le sue prime poesie. Chiappini è ricordato come l'autore del primo dizionario di romanesco pubblicato. Chiappini confidò alla madre di Carlo Alberto che suo figlio non sarebbe mai potute essere un poeta.
Così, per pregiudizi e forse per invidia, anche dopo che il successo letterario di Trilussa fu largamente conclamato, Chiappini continuò a criticarlo.
Quando un giornale locale gli pubblicò le prime opere, queste ricevettero presto il consenso dei lettori, e furono ben presto pubblicate nella prima delle sue molte raccolte di poesie. La sua popolarità gradualmente si trasformò in vera e propria fama: tra il 1920 e il 1930 era piuttosto noto in tutta Italia, e tenne recital in cui declamava le proprie poesie in diverse città. Ciononostante, non frequentò mai i circoli letterari, ai quali continuava a preferire le osterie. Negli anni successivi, però, la struttura sociale della città sarebbe cambiata profondamente; l'ispirazione che il poeta traeva così intimamente dalle vecchie atmosfere romane era destinata pian piano ad abbandonarlo. I suoi anni migliori giungevano così al termine. Eppure, a soli pochi giorni dalla sua morte, gli veniva riconosciuto il titolo di senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico: "Siamo ricchi!" fu il suo ironico commento alla vecchia governante nell'apprendere la notizia, ben sapendo che tale titolo non era molto più che una carica onorifica. Circa 80 anni prima, Belli era stato ispirato dal netto contrasto fra le classi sociali più alte e quelle più basse, e dalla lotta per l'essenziale che quest'ultime quotidianamente sostenevano; ma la Roma fin de siècle aveva ben altra struttura sociale: la piccola borghesia (dalla quale Trilussa stesso proveniva) era ora cresciuta, era la classe più rappresentata. Le sue poesie sono dunque popolate da nuovi e tipici personaggi di un mondo piccolo-borghese (la casalinga, il commesso di negozio, la servetta, ecc.). Oltre a comporre versi, il poeta illustrava anche alcuni dei suoi sonetti e poesie con disegni, rivelando un altro lato del suo temperamento artistico. Il dialetto usato da Trilussa è piuttosto diverso da quello dei "Sonetti" belliani: molto più limato nei suoi tratti dialettali, e assai più vicina all'italiano, come d'altronde veniva parlato in quegli anni, uno degli effetti del livello culturale medio della popolazione, che verso la fine dell'800 si era notevolmente innalzato, dopo la caduta dello Stato Pontificio. Per questo motivo ricevette anche critiche da alcuni poeti dialettali più "puristi" del suo tempo.

Dunque, le poesie di Trilussa risultano forse meno pungenti, meno caustiche di quelle di Belli, ma lo spirito umoristico che le sostiene è esattamente lo stesso. Anche il contenuto delle loro opere è chiaramente diverso. Mentre Belli usava la poesia come pretesto per scrivere satire, Trilussa usava l'umorismo come pretesto per scrivere poesie. La conseguenza diretta è che le composizioni di Trilussa sono meno pungenti, meno amare dei sonetti al vetriolo di Belli, ma il tipo di umorismo a cui entrambi attingono è esattamente lo stesso. Altra caratteristica delle opere di Trilussa sono gli animali: in molte delle sue poesie leoni, scimmie, gatti, cani, maiali, topi, ecc. danno vita a divertenti situazioni, mettendo in ridicolo i molti vizi e difetti dell'uomo. Fra i meriti artistici, di Trilussa viene anche ricordata una collaborazione col famoso fantasista Ettore Petrolini (1884-1936), per il quale scrisse alcuni testi brillanti.


1 commenti:

Vincenzo Alias Il Contadino ha detto...

ADDIO MAESTRO, CARLO ALBERTO ROSSI.
Il M° Carlo Alberto Rossi, io l’avevo conosciuto alla tv e di persona alla sua sala d’incisione “ Fonorama ” di Via Barletta a Milano, picché quasi tutte le mattine. lo vedevo al bancone del suo bar a fare colazione con la mamma e figlioletta terribilotta ( registrava col suo magnetofono le canzoni ). A volte rientrava con la Lancia blu, Flaminia o Aurelia dal centro in visita a Giovanni D Anzi e altri amici. Mi ricordo le sue battaglie sulla pirateria, di cui si lamentava dei costi esagerato dei 45 giri in vinile, dovuta soprattutto all’importazione col contagocce dei granuli di pvc (polimeri) dovuto alla guerra in Vietnam. A volte assistevo a fantastiche discussioni sulla musica con Gorni Kramer, G.B. Martelli e Bixio o altri grandi dell’epoca. A volte mangiavo con sua madre affabile ed intelligente e con qualche artista dell’epoca le pietanze erano preparate da un’impiegata tuttofare. In poche parole ho passato due anni ed alcuni notti per assistere nascere capolavori di Mina e di tanti artista e soprattutto, buona musica folk, rock dei tanti complessi dei “ fiori nel cannone ” come I Giganti e melodie di Paolo Limiti, Alberto Testa e canzoni di Jonny Dorelli Anna Identici, Joe Sentieri e della mia amica dell’epoca Giovanna Nocetti che mi venne pure a trovarmi in ufficio per regalarmi alcuni 45 giri de “ il mio ex”. http://vincenzoaliasilcontadino.splinder.com/ http://www.facebook.com
http://vincenzoaliasilcontadino.ilcannocchiale.it/
http://www.youtube.com/watch?v=TWGfg8lv2AU Carlo Alberto Rossi
http://www.youtube.com/watch?v=tWJTVeT_5h4 MINA "E se domani “
http://www.youtube.com/watch?v=RXQxfYv2s-Q&feature=related Giovanna - Il mio ex
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